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Metessi
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La parola mwawmetessi, dal greco μέθεξις (mwbaméthexis) significa genericamente partecipazione, comunicazione.

Contents

Note

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L'ontologia della differenza in Platone

Il termine acquista rilevanza mwcafilosofica nell'ambito del pensiero mwcqplatonico. Tra il mondo corruttibile delle cose terrene e mwcgquello puro e perfetto delle mwcwidee esiste infatti una differenza mwdaontologica così rilevante da porre Platone di fronte a un mwdqdualismo che cerca di superare tramite la ricerca di un rapporto tra i due mondi che si sforza di definire in qualche modo.

Il problema è legato storicamente alla presenza di mwdwAristotele nell'mweaAccademia, durante gli anni della tarda maturità di Platone. È infatti presumibile che da un certo momento la critica aristotelica all'"ontologia della differenza" abbia costretto il vecchio maestro a rivedere mweqcriticamente le sue originali concezioni in funzione di un maggior "realismo" logico della teoria delle idee.

In sostanza, la domanda che poneva Aristotele era: se il mondo delle idee e quello empirico si contrappongono - mwewessere e mwfanon-essere - che senso ha porre l'idea come mwfqcausa della mwfgrealtà apparente? Non sarebbe più coerente concludere che esiste solo il mondo delle idee, riducendo il mondo delle cose a pura mwfwillusione?

La soluzione platonica

La prima soluzione che Platone aveva cercato a questa mwggaporia era stata la teoria della partecipazione (μέθεξις, mwgwméthexis): le cose particolari parteciperebbero dell'idea corrispondente.

«Se una o più cose empiriche possiedono determinate qualità, ciò avviene esclusivamente in virtù di un rapporto, pure temporaneo e imperfetto, che esse stabiliscono con le idee. Tale rapporto è la ‘partecipazione’ (metexis) o comunicazione: le cose empiriche ‘partecipano’ delle idee o ‘comunicano’ con esse. Per esempio, partecipando dell’idea della somiglianza, le cose sensibili divengono simili.»

(Francesco Fronterotta, Guida alla lettura del Parmenide di Platone, Roma-Bari, Laterza, 1998, p. 31)

mwhgPlatone nell'opera mwhwParmenide sostiene che ogni mwiacolore, profumo, morbidezza, mwiqsuono, dolore o mwigpiacere tramite i cinque sensi possono diventare gioia di partecipazione all'Uno, al mondo delle idee.

La filosofia antropocentrica greca, platonica in questo caso, si concretizza così nel termine μέθεξις che in ultima analisi può essere intesa come una tensione attiva del soggetto alla partecipazione collettiva e consapevole al mondo intelligibile. Così come avviene ad esempio nello spettacolo teatrale quando nasce quella tensione che sale dal pubblico per partecipare emotivamente a quanto accade in scena oppure in letteratura quando il lettore vive in prima persona quanto sta leggendo.

La metessi in Vincenzo Gioberti

Il concetto di metessi collegato a quello di mwjgmimesi (imitazione) cite-ref-1[1] riaffiora nel pensiero mwkwneoplatonico di mwlaVincenzo Gioberti a proposito del movimento circolare che collega l'uomo a Dio che come creatore dell'esistente, di creature simili a lui, realizza, in una fase discendente, il momento della imitazione («L'Ente crea l'esistente»); quando invece il mondo e gli uomini, in una fase ascendente, ritornano a Dio si attua il momento della metessi per cui «l'esistente torna all'Ente».cite-ref-2[2]

Note

cite-note-11. Anche Platone, aveva parlato di mimesi come soluzione alternativa al problema della differenza ontologica.
cite-note-22. Giovanni Granata, mwogFilosofia, ed. Alpha Test, 2001, p.50

Bibliografia

• Maurizio Migliori, mwpgDialettica e Verità. Commentario filosofico al Parmenide di Platone, Vita e Pensiero Edizioni, Collana Temi metafisici e probl. del pens. ant., 2000
• Maurizio Migliori, mwqaPlatone e Aristotele. Dialettica e logica Morcelliana Edizioni, Collana Filosofia, 2008
• Francesco Fronterotta, mwqgGuida alla lettura del Parmenide di Platone, Roma-Bari, Laterza, 1998

Voci correlate

• mwrgMimesi
• mwsaParusia

Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-filosofiametessi, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.